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Pittore | Agnoletto Francesco

Agnoletto Francesco nasce a Padova nel 1947 opera in Veneto nella specifica di Corrente figurativa Corrente astratta .

Per Informazioni: agnolettofra47@gmail.com

Le opere di Agnoletto Francesco

Autunno sul lago di Agnoletto Francesco
Azzurro tra le foglie di Agnoletto Francesco
Colori d'autunno  di Agnoletto Francesco
Fioriture di Agnoletto Francesco
Fuochi d'artificio di Agnoletto Francesco
Giardino con vaso di Agnoletto Francesco
Diavolo Rosso (Alfa Romeo 1750) di Agnoletto Francesco
Biografia
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Critiche
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Mostre
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Informazioni
Francesco Agnoletto nasce  il 31 gennaio del 1947 a Padova dove tuttora vive. Pittore e musicista.
Diplomato presso l'Istituto Statale d'Arte Pietro Selvatico di Padova. La sua infanzia è scandita da  due congiunte passioni: la pittura e la musica.
Essenzialità e immediatezza sono le caratteristiche principali della pittura del maestro Agnoletto che si evincono da una lunga ricerca del proprio stile e del proprio connotato artistico. Una pittura che si concentra sullo spazio fluido, all’interno del quale agiscono forze magnetiche che conferiscono all’opera un particolare dinamismo visivo.
Le sue opere sono esposte in mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, fanno parte di collezioni private. Riceve premi e segnalazioni importanti.
Sito personale: 
http://francescoagnoletto.it/home.html
 
 
 

Già dall’infanzia, Agnoletto inizia un percorso di creatività che gli permette di accostarsi a numerose tecniche artistiche, una continua ricerca che raggiunge traguardi interessanti ed amplifica il suo stile originale, unico nel suo genere. La sua prima vocazione artistica avviene da bambino quando, avvicinandosi alla musica, costruisce una batteria con materiali differenti trovati nella propria cantina: un porta rullante, un vecchio tamburo, un pedale, piatti e cassa di legno.
Francesco dimostra una precoce attitudine alla creatività artistica che si sviluppa secondo una fervida fantasia. Agnoletto crescendo inizia a mettere in pratica le sue attitudini artistiche, si avvicina alla pittura tenendo conto dell’influenza che circonda il mondo: arte, musica, moda, che vivono cambiamenti radicali.  Il boom economico degli anni Sessanta rappresenta un progresso generazionale che ha coinvolto eventi socio-politici,  artistici-culturali influenzando e modificando profondamente stili di vita e valori delle generazioni che si stavano formando. Questo clima di sottofondo ha aiutato sicuramente il nostro artista che trovandosi a confronto con una realtà in continua crescita, è riuscito a sviluppare caratteristiche sorprendenti che oggi rappresentano un documento importante sulla sua vita: Agnoletto ha la capacità di rivendicare una radicale diversità che vive nelle sue eccezionali opere. Un’autentica passione esplode, diventando oggi un vero e proprio mestiere: fare l’artista a 360°.
Nell’adolescenza il primo approccio artistico si sviluppa nell’interpretazione e nell’attenzione dei motori, costruisce modellini di auto d’epoca, elabora schizzi che evidenziano forme ovali, curve e tondeggianti. Il pittore padovano ricorda con entusiasmo le sensazioni provate nei suoi ricordi d’infanzia: il rombo delle auto, il profumo secco della benzina, impressioni che sono gelosamente custodite nella sua memoria e che affiorano maggiormente quando incomincia a rappresentarli, diventando, per un lungo periodo, i soggetti prediletti nelle sue opere.
Agnoletto segue principalmente due generi pittorici: il genere figurativo e l’astrazione, che oggi diventa maggiormente significativa: una realizzazione pittorica che evidenzia cromie contrastanti, gesti istintivi che donano all’opera vitalità ed atmosfere insolite ricche di innovazione. 
La pittura conquista ormai gran parte della quotidianità di Agnoletto, passando da puro hobby a vera e propria attività.
Le sue prime mostre risalgono agli anni Ottanta dove, già allora, inizia a ricevere apprezzamenti e significative segnalazioni che lo portano ad aprire un suo studio: oggi punto di riferimento strategico per l’elaborazione della sua instancabile ricerca, luogo adatto all’incontro ed al confronto di collezionisti ed appassionati d’arte che stimolano ancor più il suo operato e genio d’artista.
 
"Mare blu" - 2013

acrilico su tela - cm 190x170

Negli anni '70 l'artista Agnoletto ha una svolta nella sua carriera di musicista, conosce il gruppo rock padovano: gli OHM ed entra a far parte della band come batterista portando una linfa creativa al gruppo. Oggi lo storico gruppo padovano degli OHM raggiunge nuovi ed interessanti traguardi nel panorama musicale del rock. Il gruppo è così formato: Francesco Agnoletto alla batteria - Stelvio Quarta, voce e gruppo chitarra - Paolo Renzini, voce e basso - Riccardo Mazzucato, voce e tastiere.
 
          
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Intervista: il maestro Agnoletto si racconta.
   
"PORSCHE Speedster"

acrilico su tela - tecnica mista - cm 175x155 

La pittura e la musica possono fondersi, come è successo a partire dalle avanguardie storiche, basti pensare a Kandinskij. Nel panorama contemporaneo la musica è diventata un elemento imprescindibile di installazioni, opere concettuali e video d'artista. Lei ha iniziato prima a dipingere o prima a suonare?
Queste due inseparabili passioni, che coltivo fin da piccolo, nascono praticamente in parallelo. Anzi credo che l'una abbia compreso l'altra, sviluppandosi in piena simbiosi. La batteria era dentro la mia indole, nel mio stesso dna, il ritmo mi apparteneva. La mia prima batteria è quasi paragonabile ad un ready-made, nel senso che a 5 anni ho assemblato alcuni strumenti di mio padre, anche lui musicista autodidatta, tra cui un pedale da batteria e alcuni tamburi e ho iniziato a battere il mio tempo.
A casa avevamo anche un piano a corda e mi divertivo a trascorrerci intere giornate, durante le quali il mio tempo interiore si fondeva con quello degli strumenti musicali.
La passione per il disegno è innata, inizia anch'essa fin da bambino e si intensifica nell'età dell’adolescenza, consolidandosi con l'iscrizione all'Istituto d'Arte Selvatico di Padova. Disegnavo specialmente automobili e viali alberati, le mie iconografie preferite.
Crede sia possibile ritrovare questo connubio musica-pittura anche nelle sue opere?
Certamente ed è identificabile nel ritmo dato dalla cadenza del motivo dinamico e dal colore. Il ritmo cromatico si può a mio avviso reperire sia nelle nature che nei paesaggi, sia nelle gare ciclistiche che nelle corse automobilistiche. Sono sempre alla ricerca di suoni, di nuovi tempi. I suoni della sfida, i suoni naturali e le gamme cromatiche che caratterizzano le forme sono i veri protagonisti di queste due arti.
Come ha scoperto la sua vocazione di pittore?
L'ho scoperta sempre durante l'infanzia, periodo di crescita esponenziale. Mia madre era una donna elegante e all'avanguardia, seguiva la nuova moda del momento e le piaceva molto fondere colori e accostare tonalità. Mio padre invece era appassionato di motori e di musica, dunque di ritmo. Ho vinto fin dalle elementari alcuni premi, come una borsa di studio donata dalla Fondazione Cariparo, che mi hanno stimolato nel mio percorso e alimentato la mia scoperta.  
Quale background artistico caratterizza (o ha caratterizzato) la sua crescita creativa?
Durante l'iscrizione prima alle medie e poi all'Istituto d'arte Selvatico la Nouvelle Vague imperversava. Il francese ad esempio era la lingua straniera ufficiale insegnata alle medie. A Parigi negli anni settanta il quartiere degli artisti era un luogo affascinante per lo scambio di idee e per la grande solidarietà tra creativi. Negli anni 60 a Padova l'Istituto Selvatico era molto interessante, un laboratorio di sperimentazione, confronto e di esperienze condivise. Inoltre il metodo d'insegnamento praticato nella scuola poneva grande rispetto e responsabilità nei confronti degli iscritti, per cui non c'erano appelli, bensì un unico compito a settimana, per dare la possibilità e anche il dovere agli allievi di gestirsi. Tra gli amici di scuola ricordo con piacere Giuseppe Corazzina che all'epoca suonava con i Solitari; eravamo compagni di banco, poi lui ha fatto carriera e ha spiccato il volo, tanto che ora espone a Miami.
Quali correnti artistiche e movimenti sono stati per lei un solido punto di riferimento?
Negli anni sessanta Emilio Vedova era un punto di riferimento imprescindibile per tutti noi, così come Mario Schifano, altro importante termine di confronto. Tuttavia mi interessavano anche i futuristi e la forza dinamica di alcune opere, come quelle di Severini o di Balla. E anche Morandi e Guidi mi affascinavano molto dal punto di vista delle atmosfere d’attesa.
Cosa rappresenta il colore, datane la forza vitale, neo-espressionista, e l'intensità delle sue opere?
Il colore è l'elemento fondante e vitale della mia formazione e delle mie opere. Nel mio lavoro cerco di far emergere un modo di operare intimistico e vitale; i colori e le ambientazioni trasmettono questo stato.
Nelle nature ad esempio cerco di imprimere il carattere vivo e caratterizzante dell'ambiente che ci circonda e che spesso è trascurato per uno stile di vita frenetico e un modo di porsi in superficie. Perciò attraverso il colore cerco di portare sulla superficie della tela una natura traboccante di vita: fiori che non appassiscono nonostante il corso del tempo, colori sempre lucenti. Prendo spunto da un dettaglio reale, un'idea che parte dal reale e cerco di trasmetterla al mio pubblico, per farlo riflettere ma in maniera graduale, attraverso il filtro del colore, che dà spazio alle singole emotività.
Tra i suoi soggetti prediletti vi sono anche le auto d'epoca e le moto storiche. Soggetti che rimandano ad un mondo sospeso nelle atmosfere incantate della Mille Miglia. Da dove trae origine per realizzare questo universo rombante?
Dai ricordi dell'infanzia, quando mio padre portava tutta la famiglia ad assistere a quelle magiche gare, da cui ho tratto linfa creativa. Da quei ricordi traslo nel presente un'atmosfera che è sempre attuale e che ancora oggi incanta gli amanti e i sognatori come me. Sin da piccolo amavo costruire modellini e realizzavo schizzi di auto d'epoca, evidenziandone le forme ovali, rotondeggianti e retrò. Ero attratto dal profumo della benzina, dal rombo dei motori, dalla velocità motorizzata, strettamente connessa all'abilità dei piloti e alla loro temerarietà, molto diversa da quella tecnologizzata dei nostri giorni. Le auto portavano con sé una scia magica, evocativa, specie se osservate da bambini.
Pensa che il pubblico attuale apprezzi ancora l'arte astratta e figurativa?
Credo che l'arte astratta sia un bene intramontabile per il pubblico e che possa rappresentare per il collezionista un investimento, oltre che un piacere, quello di poter assaporare quotidianamente un'opera nella propria intimità e nella propria dimensione.  
I 15 minuti di celebrità evocati da Andy Warhol sono ormai superati; oggi quasi tutti fanno o credono di fare qualcosa e pensano di essere qualcuno. Cosa distingue, nella saturazione di elementi e idee, un artista dall’altro?
Oltre all'idea che nutre l'opera e che differenzia l'artigianato dall'arte, è determinante la ricerca del soggetto. Nella mia ricerca credo sia fondamentale rendere dinamici i soggetti ritratti, proprio per trattenere un momento sfuggente, com'è la vita.
Può anticiparci qualche nuovo progetto in cantiere?
Vorrei proseguire in questa ricerca sulla dinamicità dei soggetti, ingrandendone i dettagli più caratterizzanti, per inseguire la direzione che ho intrapreso qualche anno fa, legata alle gare d’auto d’epoca.
Francesco Agnoletto
 

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