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Tutte le novità sul mondo dell'Arte

Scultore Ceramista | Gallo Claudio

Gallo Claudio opera in Veneto nella specifica di Corrente figurativa Corrente astratta .

Per Informazioni: icoppi58@gmail.com
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Le opere di Gallo Claudio

Onda di Gallo Claudio
Biancone di Gallo Claudio
Scultura informale di Gallo Claudio
Scultura informale di Gallo Claudio
Giappone di Gallo Claudio
Passaggio di Gallo Claudio
Biografia
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Critiche
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Mostre
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Informazioni
Claudio Gallo nasce nel 1958, vive e lavora a Camposampiero (Padova). Ha trascorso brevi periodi a contatto con esperti ceramisti nelle botteghe artigiane toscane e in alcuni laboratori nella città di Nove di Bassano (Vicenza).
La sua ricerca da autodidatta inizia negli anni ’80 nell’ambito della ceramica, Claudio Gallo ricerca forme nuove realizzate con tecniche miste e rifinite attraverso diversi tipi di cottura, principalmente l'artista utilizza  l'antica arte giapponese della ceramica raku.
Le sue opere sono state presentate in diverse mostre personali e collettive in Italia e all’estero, ricordiamo l’esposizione in Giappone nella città di Fukuoka e la mostra presso il Museo storico del Bottone "Sandro Partesotti" a Vigorovea (Padova).
La creatività dell’artista giunge alla realizzazione di sculture modellate secondo forme sinuose esaltate da una colorazione sfumata che contrasta le zone uniformi, attraverso la naturalezza delle forme, Claudio Gallo realizza soluzioni formali con tecniche conquistate tra figurazione ed astrazione.
Intuizione e realtà, fantasia e cultura rappresentano il principio da cui nascono le sculture dell'artista Gallo che magistralmente concretizza un solido rapporto tra l'essere umano, la materia e la natura. Le sue opere sono conosciute ed apprezzate da un pubblico internazionale.

"Comari" - 2008
raku - cm 40x65

Guarda il video delle sculture di Claudio Gallo
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La tecnica del raku - Presentazione per Claudio Gallo,
mostra di opere in ceramica raku:
Il gioco degli elementi – raku – terra, acqua, fuoco, aria
Galleria MoMArt, Riviera Mussato 4, Padova. Presentazione di Maria Palladino
 
"Protagonista di questa personale di opere in ceramica raku dell’artista Claudio Gallo è innanzitutto l’antica e affascinante tecnica del raku, e la sua lunga storia: questo procedimento ceramico nasce a metà del XVI sec. in Giappone, nel sobborgo di Kyoto, ad opera di un artigiano di origine coreana, Chojiro, produttore di tegole e materiali da costruzione. I suoi prodotti si dice affascinassero il monaco zen Sen No Rikyu, quello che all’epoca fu uno dei più grandi maestri della “cerimonia del the”, istituzione religiosa, sociale e culturale giapponese che conobbe il suo periodo di massimo splendore dalla metà del XV fino quasi alla fine del XVI sec., in epoca posteriore all’ingresso ufficiale della dottrina del Buddhismo Zen Rinzei in Giappone, importato dalla Cina nel XIII sec e a cui la manifestazione del the era strettamente collegata. Si dice che la tecnica nascesse per soddisfare le esigenze del nuovo gusto, che accomunò sotto un unico principio estetico detto wabi-sabi tutti i settori della cultura e dell’educazione dell’epoca: dall’arte della disposizione dei fiori e dell’organizzazione dei giardini, a quella della preparazione e presentazione di cibi e bevande, l’architettura e la progettazione d’interni, la pittura, lo spettacolo. Questa innovativa sensibilità, che si può definire un vero e proprio sistema di pensiero in grado di abbracciare tutti gli aspetti della vita e i
rami del sapere si fondava su un doppio concetto, di carattere prettamente intuitivo ed emotivo, così
com’è proprio della lingua giapponese, la quale più che definire nettamente allude, presentando una gran varietà di sfumature di significato ed assonanze di termini: “wabi” ha un significato maggiormente spirituale, e la sua valenza riporta ai concetti di “spoglio”, “solitario”, “triste”, “desolato”, mentre “sabi” si richiamerebbe a caratteristiche fisiche con la stessa connotazione. In sostanza questo rivoluzionario modo di reinterpretare il mondo si basava sulla rivalutazione e sull’apprezzamento, del valore tattile e del fascino intrinseco delle cose umili, modeste, irregolari,
imperfette, transitorie, tutte quelle cose non ben definite, sulla via di nascere o di estinguersi: come una foglia d’autunno o una piccola gemma appena abbozzata in primavera, qualcosa di delicato e appena percettibile, ai confini del nulla. Basti ricordare il significato di massima importanza che l’idea del vuoto ha per lo Zen: esso non è assenza, ma spazio in potenza, luogo gravido di infinite possibilità. Per il wabi-sabi un oggetto acquista valore estetico, fra l’altro, in due casi: quando acquisisce una sua storia, passando attraverso mani, luoghi ed accadimenti diversi che gli conferiscono carattere ed identità; oppure allorché esce dall’anonimato divenendo bersaglio d’attenzione e di considerazione, venendo così “fuori dall’ombra” per ritornarvi nel momento in cui quest’interesse viene meno.
La tecnica raku venne importata in Occidente negli anni 10 del ‘900 da Bernhard Leach, ceramista inglese che ne studiò la procedura attraverso soggiorni in Giappone e ne raccolse la descrizione nel suo libro “The Pottery Book”, e in seguito dagli americani Warren Gilberston e Paul Soldner, che la portarono negli Stati Uniti negli anni 60-70 innovandone i processi di colorazione e cottura e dando il via a veri e propri “happenings”, incontri collettivi di creazione del raku che continuano ancora oggi. Questa predilezione per i manufatti di qualità modesta, sobria, essenziale, semplice, trovano pieno rispecchiamento nel procedimento di creazione del raku: da un’argilla di consistenza grossa, ricca di materiale refrattario per resistere allo shock termico causato dallo sbalzo di temperatura nel processo di realizzazione si ricavano prodotti modellati perlopiù a mano, che una volta essiccati vengono messi a cuocere in forni di diversa caratteristica e dimensione ad una temperatura fra gli 850 e i 950°. Successivamente alla cottura del biscotto si procede all’applicazione degli smalti e quindi i pezzi vengono rimessi in forno fino al raggiungimento del punto di fusione degli smalti, intorno ai 950°, ma anche fino a 1200-1300°. A questo punto essi vengono estratti dal forno e sottoposti ad un processo rapido di raffreddamento detto di riduzione: vengono messi in recipienti chiusi ermeticamente con materiale combustibile come segatura, trucioli di legno, carta, così da eliminare la presenza di ossigeno all’interno e produrre gli effetti di colore e le caratteristiche crepe. Gli oggetti vengono poi lavati con acqua per completare il raffreddamento ed asportare i residui della combustione. …"
Maria Palladino - 2015

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