Hanno scritto dell'artista Luca Crosera: Roberta Alessandrini - Diego Collovini - Enzo De Martino - Lia Esposito - Paolo Furlan - Giansisto Gasparini - Giulio Gasparotti - il Sindaco Claudio Marian (VE) - Carlo Munari - Giovanna Nicoletti - Paolo Rizzi - William Rodriguez - Marzia Vianello - Oscar Visentini - Valerio Utri - Archivio Monografico dell'Arte Italiana.
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PRESENTAZIONE CRITICA ALL'ARTISTA LUCA CROSERA A CURA DELL'ARCHIVIO MONOGRAFICO DELL'ARTE ITALIANA - Settembre 2026
L'arte di Luca Crosera. La sua arte si concentra su una ricerca continua e su un personale atto creativo spontaneo, sulla materia e sul gesto dinamico che alimenta emozioni e sensazioni. A differenza degli artisti informali che esprimono spesso il dramma ed il profondo smarrimento dell’uomo, Luca Crosera ricerca una forma completamente diversa per illustrare la natura come osmosi profonda, una ricerca interiore che sulla tela pittorica occupa una posizione caratteristica e singolare. I segni netti, le forme astratte e talvolta chiazze cromatiche riconoscibili diventano uno spunto di lettura per esaminare la concretezza espressiva di una realtà simbolica. L’artista attua una mediazione tra libertà astratta e la realtà, le forme decorative o le figure filiformi nascono da un progetto intenso di scavare la materia per ricercare l’essenza della felicità, emozioni forti e positive cercano disperatamente di insediarsi sulla superficie. Le figure sono circondate da una colorazione profonda e contrastante che cerca una connessione verso la luce, la chiarezza cromatica vive sulla tela ed emerge armoniosamente sulla superficie pittorica.
Luca Crosera riduce la realtà ad un’espressività liberatoria di linee e forme che sullo spazio pittorico creano comunque un’immagine visiva precisa. L’artista non abbandona completamente l’oggetto o la figura perché vuole realizzare una pittura di segni che evocano comunque la sua idea iniziale.
Nelle opere da una parte troviamo l’affermazione di un astrattismo lirico, dove emergono interiorità e spiritualità, dove il colore sprigiona la sua forza magnetica sulla tela provocando precise vibrazioni dell’anima, dall’altra Crosera affronta l’astrattismo geometrico per elaborare un pensiero ordinato e semplificato che si avverte nelle griglie e nelle campiture cromatiche.
Le opere del pittore esaltano comunque un gesto creativo armonico, dove cromatismo e forme astratte cercano nuove modalità espressive per narrare la bellezza della vita. Giocando su materiali diversi e su tonalità cromatiche Luca Crosera elabora una forma visiva contemporanea e coinvolgente.
Archivio Monografico dell'Arte Italiana - Settembre 2026
ANTOLOGIA CRITICA
PRESENTAZIONE CRITICA ALL'ARTISTA LUCA CROSERA A CURA DEL CRITICO D'ARTE PAOLO FURLAN in occasione della mostra personale realizzata alla Loggia comunale di Noventa di Piave (VE) aprile 2026.
"Il tragitto creativo di Luca Crosera si può con approssimazione dividere in due periodi: un primo di formazione, influenzato dal contesto dell'Accademia di belle Arti veneziana presso cui l'artista si forma, e un secondo di sperimentazione, in cui l'eterogeneità dei tempi e del linguaggio è sempre vincolata ad un fondamentale simbolismo. I luoghi cari all'artista, come la laguna di Venezia e le campagne attorno alla nativa San Donà di Piave, escono dalla tela con potente contrasto dei contorni e flagrante intensità cromatica. Superato il naturalismo del primo periodo, Crosera approfondisce la descrizione dello spazio attraverso il colore, adottando un idioma vieppiù radicalmente astratto, reminiscente dello spazialismo di Gino Morandis, ed ispessendo la superficie pittorica mediante l'uso di diversi materiali (con la confidenza dovuta anche ad un ereditario penchant artigiano). Lo sforzo dell'artista verso un minimalismo formale non è dettato dalla volontà di "liberarsi dalla zavorra del mondo oggettivo" (Malevich), ma piuttosto è volto a stipulare una corrispondenza ontologica tra il soggetto-simbolo e l'oggetto: l'opera è dunque un "messaggio tra due mondi" (ipsis verbis), che scaturisce da una ricerca esistenziale condotta con irrinunciabile sincerità (la quale è subito apprezzabile nei suoi autoritratti). In ultima analisi la narrazione artistica di Crosera ben si attaglia all'affermazione di Giacometti: "l'oggetto dell'arte non è riprodurre la realtà, ma creare una realtà della stessa intensità."
Paolo Furlan, marzo 2026
PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA DI LUCA CROSERA del SINDACO CLAUDIO MARIAN (Comune di Noventa di Piave-VE), 12 Aprile 2026 - in occasione della mostra personale realizzata alla Loggia comunale di Noventa di Piave (VE) aprile 2026
Luca Crosera si affaccia al panorama artistico nel 1983, quando ancora giovane, espone presso la Biblioteca Comunale di Noventa di Piave. Un esordio che segna l'inizio di un percorso coerente e profondamente radicato nel sentire persoanle. A quarant'anni da quell'esperienza, l'amminiztrazione comunale ne rinnova il ricordo con una mostra retrospettiva che ripercorre il suo percorso artistico e l'evoluzione espressiva.
Nei suoi lavori si riconoscono con immediatezza la volontà e la limpidezza del linguaggio: forme essenziali e colori intensi diventano strumenti per evocare gli elementi fondamentali - la terra, il cielo, il mare, la figura umana - in un dialogo che rimanda, in unltima istanza, al senso stesso della vita."
Il Sindaco Claudio Marian
PRESENTAZIONE CRITICA ALL'ARTISTA LUCA CROSERA A CURA DELL'ARCHIVIO MONOGRAFICO DELL'ARTE ITALIANA
"Le opere dell’artista Luca Crosera suggeriscono il riassunto di una visione più ampia, formano un mosaico pittorico concentrato su figure retoriche, scorci ambientali ed urbani, dipinti su supporti differenti che formano la realtà frammentata di un momento vissuto.
L’artista realizza ed estrae, dal contesto scelto, immagini singolari, arricchite dalla preparazione di materie plastiche e da colorazioni dense, fluide e contrastanti.
Una creatività in continua trasformazione in quanto l’artista, da una parte crea immagini riconducibili ad una realtà, dall’altra realizza un percorso di linee, forme e colori che si allontanano da qualsiasi imitazione del reale.
Luca Crosera procede in maniera totalmente autonoma rispetto alle forme esistenti, sviluppa espressioni artistiche che esprimono un concetto attraverso immagini astratte elaborate secondo interpretazioni razionali. Affiancando tecniche pittoriche tradizionali, Crosera approfondisce l’uso di materiali differenti che si prestano ad una nuova produzione artistica, ricca ed originale, che esprime sensazioni sospese fra la meraviglia, lo stupore, l’ironia ed il mistero. Le sue opere raccontano il susseguirsi della vita dell’artista, una mappa mentale che prende vita su uno spazio artistico differenziato che segue una forma espressiva esaltata dal colore e dalla luce. Il pittore persegue una poetica profondamente astratta, una poetica sconfinante dal limite del reale e compatta nella sua rappresentazione. Il linguaggio di Luca Crosera attinge al mondo delle scienze fisiche e matematiche, indaga, mostrando possibili legami tra fenomeni naturali e rielaborazioni concettuali, un mondo espressivo multiforme e variegato, sospeso tra intuizione e astrazione, tra informale e figura. La pittura di Crosera è pervasa dall’unione di nuovo ed antico, di oggi e di ieri, un’arte alla ricerca di una interiorità profonda che si prepara al futuro. Analoghi cromatismi accompagnano composizioni realizzate con rapida e vigorosa esecuzione, elementi sempre in bilico tra uno spazio circoscritto, finito, ed uno spazio esteso ed illimitato.
Un uso del colore che evince la scelta monocromatica e che ambienta sfondi differenti, elementi ruotano e si distribuiscono sullo spazio conferendo forma e volume all'opera. L’artista accosta colorazioni calde dalle pennellate fluide ad un mezzo di espressione artistica più elaborata: il polimaterico, l'unione delle diverse materie partecipanti alla creazione artistico-espressiva dell'artista. Nelle opere si animano elementi introspettivi, si immobilizzano azioni sublimate, eventi trasfigurati oltre sguardi ardenti che si allontanano da una iconografia semplice per giungere ad un’iconografia eclettica e multiforme che diviene il luogo d’espressione creativa dell’artista Luca Crosera."
Archivio Monografico dell'Arte Italiana - aprile 2014
"... Luca Crosera, che guarda alla laguna e a Venezia con gli occhi penetranti ed indagatori di chi scruta l'orizzonte, raccoglie di questa città gli umori più vivi ed intensi, che sono nello stesso tempo anche i più dipendenti dalla luce. ... Crosera individua nell'atmosfera veneziana alcuni elementi che contraddistinguono la storia e la vitalità umana di una pittura e di un'architettura che hanno saputo conuigare da sempre il mare con l'oriente. Il fascino maggiore, riscontrabile nelle opere di Luca Crosera, è certamente individuabile in quell'alito magico carico di segni, di metafore e rimandi ad una architettura quasi alchemica. .... Segni fantastici, mistici come tracce di un pensiero immortale fatto di materia e di luce. ...."
Diego Collovini
"Luca Crosera, nell'attuale operazione pittorica, sa ritrovare alcune equivalenze con i risultati della precedente fase espressiva. Allora contavano i segni-colore nel loro enuclearsi e compensarsi nel vigore dei punti focali. Ora, lo stesso linguaggio è tradotto in una struttura di 'fatti' materializzati e proiettati con la stessa dialettica e altrettanto densi e carichi. Comune rimane la tensione emotiva. Più acuto, invece, il significato simbolico di questi 'fatti' affondati nel 'senso comune' e nella realtà che si erge a diaframma per garantire una certa possibilità di rapporti, sia pure sbalzati fuori dei contesti più usuali e accessibili. La realtà è rivista tra la meditazione e la mediazione d'uno spazio ubiquo che accoglie il breve referente e lo trattiene dentro il colore, mentre la luce soccorre trapelando nei nessi più labili. La visione non occupa uno spazio topologico, ma vi si stabilisce come sul piano d'una parete senza limiti, la cui traiettoria, però, non ne neutralizza l'oggettività perché s'innesta là dove la riconoscibilità trova la propria chiave emblematica. L'immagine è 'sentita' per trasposizione e vagheggiata da coloriture irradianti l'eco dell'identificazione 'sospesa'. I 'fatti' che sfasano l'individuo, Io sopraffanno, lo condizionano, si "vedono" oltre l'accadimento, attraverso 'la parete' per avvertire l'uomo del precario e dell'illusorio. Il confronto avviene con libertà di angolazioni e rapidità di passaggi concisi, complice il bordo nero, più o meno largo e orizzontale, il riscontro dell'imprevisto e dell'inafferrabile. La tensione ben calcolata e l'aformalità del nucleo materico sono relazionati in nuovi paradigmi da scoprire da vicino anche se l'analisi avviene nella 'presa a distanza', lungo il filo d'una storia registrata per mezzo di epiteli di contatto tra uomo e ambiente, tra civiltà e vita. A volte lo 'schermo' pare infittirsi in nodi avvitanti di colore. E' il rapprendersi dell'avvertimento. Oltre è la luce a distendersi in parallelo alle capacità intuitive dello spirito. Oppure la profondità si fa più indistinta e ogni differenza o frattura si annulla nel trapasso da un contrasto a un'indicazione complessa, da un valore assoluto al rimando a una sovra-realtà fuori dell'umana esperienza, tuttavia immanente. In tale poetica, Crosera, nei suoi quadri, conserva una certa tradizionalità, magari in transfert, con il primo paino e lo sfondo nel sendo del "prima" e del "poi". Le campiture sono organizzate a ritmi geometrici liberi e la banda nera, già menzionata, assume la funzione strutturante, indicando altresì l'aderenza dell'immagine con quanto vi si frappone, con ciò che si perde quotidianamente, che si sgretola, si blocca e si ma-bissa con la civiltà e il progresso. Qui, la materia si assottiglia, ridiventa segno, rioccupa i nuclei espressivi centrali, dissolvendo le distanze temporali, concretizzandosi nella vigna, negli alberi, nei rami sviluppati, nell'occhio e nel profilo fugace e negli elementi iconici che cedono spazio al colore che li colma, in una texture di eventi cromatici, lontani dall'imporsi come qualcosa di precostituito, essendo rivolti a situazioni piegate a rappresentare, in un lucido specchio, un contenuto, una condizione, quindi una conoscenza che dà luogo alla rappresentazione. Le 'ricorrenze' di Crosera ancora prima di porsi come questione di cultura, si manifestano quali riflessi di una problematica totale, rivelata da colori 'svariati' come suoni di musica elettronica, da luci fuse o liquefatte, da paste insistite sull'irrealtà d'un vuoto ai limiti del quale si coglie la soluzione di continuità, oltrepassando ogni aspetto fisico e fenomenico. A questo modo, Crosera si innesta per via tutta sua e originale nel filone rilevante dell'attualità artistica contemporanea."
Giulio Gasparotti
"La peculiarità dell'arte di Crosera è quella di aver tolto dalla rappresentazione qualsiasi elemento letterario, di posa e di eloquenza per lasciare il posto ad una constatazione nuda e spoglia quasi elementare della realtà.
Nelle sue composizioni prevalgono i valori icastici di estrema e sfumata sottigliezza e scambio delle linee, rispetto ai valori iconici, di netta sagomatura degli effetti. Ci fornisce prove di una resa spaziale fondata in prevalenza sulla circolarità e sull'interesse per la sfera dei fenomeni organici e da ciò soprattutto si evince la sua derivazione informale, sia a livello macrostrutturale che microstrutturale.
Le sue opere ci suggeriscono la presenza di forze telluriche e primordiali, esplosive, difficilmente controllabili, scaturenti dall'imprevisto effetto materico. Il linguaggio dunque è bio-modo, con uno spiccato interesse per un unico nucleo o cellula, potenziata, ingrandita, di specie embrionale nucleica e solo a volte disseminata e policentrica. L'esplicito richiamo alla sfera dei fenomeni organici, cellulari, biologici permette di "liberare" ritmi poderosamente vitalistici che si sciolgono a poco a poco come dopo una ibernazione. Il ricorso a forme genetiche primarie e alla dinamica delle forze nucleari presenta chiari connotati freudiani e sul fronte del "pensiero" una vocazione quantitativa esistenziale fenomenica, favorevole ai rapporti vissuti che non possono prescindere dalla presenza del corpo e di tutti i suoi organi sensoriali."
Lia Esposito
" ... Sono stati gli squarci di azzurro a sorprendermi in questa pittura, che non parla certo solo di sè, ma che senz'altro è prima di tutto passione e invenzione di un linguaggio visivo dal ritmo e dalla struttura particolari. La pittura di Crosera ha proprio quell'aria smaliziata, da persona abile nel confondere le carte nonostante la più apparente e tranquilla semplicità. La pittura difficile - informale o no - eccola servita.
Distrutti i significati dei segni, rovesciatili, sono ricondotti alla loro origine, resi vivi dalla rigorosa opposizione alla linearità. ... L'espressione di Luca Crosera ... spazia laddove l'emozionale e l'irrazionale sono attivi nella costruzione e nella strumentazione artistica.
A guardarli e a riguardarli questi dipinti di Luca, ci si rende conto che la nostra è un'epoca solo camuffata dalla dissacrazione e la pittura, proprio la pittura di Crosera, sfrutta il camuffamento e si diverte a travestirsi con l'ingegno dell'assemblaggio."
Marzia Vianello
"C'è un punto, nel farsi e disfarsi pittorico della forma, in cui l'occhio perplesso, non sa discernere le dimensioni e gli spazi in rapporto al mondo naturale. E qui che al vedere si sovrappone una sorta di stravedere; e allo sguardo fisico uno sguardo mentale. Si entra nel regno dell'allusività, tanto cara a Mallarmè e divenuta poi, negli anni cinquanta, terreno per le scorribande degli Informali. La rappresentazione lascia il posto all'interpretazione: cosicché la fantasia, sullo spunto labile della forma e del colore, può fuggire per il lidi dell'utopia. In questa dimensione, che è categoriale più che storica, si colloca l'opera di un giovane sandonatese: Luca Crosera. I suoi quadri sono come campi magnetici che attirano sensazioni, le più diverse. L'allusività è sfuggente ma perentoria. Si resta interdetti di fronte ad un segno che potrebbe essere una falce, un uncino minaccioso, una sbarra, un ariete, una candela, magari anche un occhio, un animale, un ramo d'albero ... L'ambiguità semantica è eccitata da uno spazio fluido, spesso freddo, che si sfalda e si ricompone in guizzi di colore ora morbido ora violento. Un fondo di motilità psicologica ci insegue. Occorre precisare una cosa: non si tratta di un mero giuoco formalistico. Crosera è ben diverso, nell'impostazione, dalla schiera degli astratti tipo Bazaine e Manessier. ... Ecco quindi un certo tono fortemente elegiaco, spesso drammatico, pur in una pittura che si potrebbe definire segnica, cioè basata sull'immanenza simbologica del segno colore. Siamo verso l'ambito di un Kline, di un Soulages, d'uno Schneider. Si capisce come lo spunto naturale sia fortemente interiorizzato e quindi, dopo essersi impastato con i magmi dell'inconscio, venga fuori in modo perentorio. Lo stato d'animo dell'artista è inquieto; la sua sensitività a fior di pelle. Il discorso pittorico di Crosera non è naturalmente nuovo. Ma viene portato avanti con un piglio innegabile: cioè con una 'verità biologica' che colpisce. La casualità, cioè il lasciarsi portare dal puro estro, viene ricacciata indietro dall'urgere espressivo. C'è una gran voglia di dire: dire attraverso la forma, attraverso il colore. E la nostra interpretazione è costretta, alla fine ad adeguarsi a quest'ansia, che si sente veritiera, di comunicare."
Paolo Rizzi - settembre 1989